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Intervista con l’attore Renato Campese: "A colazione con il Delegato Spanò" ( 'Il berretto a sonagli', Diaghilev / Cantieri Teatrali del Terzo Millennio ) |
![]() A colazione con il Delegato Spanò
La mattina dopo l’apertura della Stagione Teatrale, con il successo de “ Il berretto a sonagli”, grazie ai buoni uffici dell’amico Carmine Zocco, mi ritrovo nella hall di un albergo cittadino , seduto a far colazione con l’attore Renato Campese, il travolgente delegato Spanò. Gli confesso che, la sera prima, non avevo potuto far a meno di ammirare la sua bravura in scena e la sua lettura del personaggio . Serafico, mentre riempie la sua scodella con un po’ di corn flakes e una generosa innaffiata di latte fresco, comincia a parlarmi delle prime edizioni del dramma pirandelliano, il recupero delle battute finali, ormai sparite dai copioni attuali, che erano invece presenti nella prima edizione in dialetto siciliano . Indossa una camicia a quadri , tipica degli anni ’70, bianca e rossa, di flanella, la serenità che trasmette , anche quando accenna alle condizioni di salute di Bucci, gli conferisce un’aria da vecchio saggio. Resto annichilito quando mi dice che fare l’attore è poi soltanto un mestiere e che in serata saranno a 460 km da Tricase, precisamente a Vallo della Lucania e che presenteranno “ Il malato immaginario” e qualche giorno dopo il “ Riccardo III “, per poi ritornare in Puglia ( Gallipoli) per alcune serate del “ berretto”. Il mio stupore aumenta a dismisura quando fra una frase e l’altra rivela la sua età : 72 anni! Gli chiedo come faccia a reggere questi ritmi di teatro itinerante, questo alternarsi di lavori così impegnativi, lui semplicemente mi guarda e dice : “ Mi diverto, quando sono in scena sono felice e mi diverto. “ Capisco che non è vero che fare l’attore è soltanto un mestiere, è una condizione umana diversa dalle altre, da tutte le altre professioni e me lo conferma lui stesso poco dopo: - “ Faccio l’attore perché non saprei fare altro, sulla scena come nella vita bisogna prendersi sul serio quanto basta. “ Mentre mi parla apprendo che nel ’69 fondò una sua compagnia , La Compagnia dell’Atto, e fra i tanti protagonismi interpretava anche Ciampa, il ruolo di Flavio Bucci. Mi racconta che ha lavorato con attori del calibro di M. Scaccia, Tino Buazzelli, Valeria Moriconi, Aroldo Tieri, Renzo Palmer, E. M. Salerno sotto la guida di registi importanti come Gabriele Lavia, Lucchesi, Giupponi, Sepe. Mi parla della sua esperienza di doppiatore nel film animato dell’ Uomo di latta nel Mago di OZ, del suo amore per Shakespeare ed il teatro greco, della sua venerazione per Eduardo De Filippo e mi confessa che nella prossima stagione realizzerà uno dei suoi sogni, avrà l’opportunità di interpretare lo scrittore russo Tolstoi. Finisce la sua colazione e mi svela un piccolo segreto della sua longevità : al mattino semplice colazione, non pranza mai, qualche caffé durante il giorno, poi la sera in scena e un piccolo pasto a mezzanotte. L’ora della partenza è ormai prossima , mi chiede di ringraziare ancora, da parte di tutta la compagnia, il pubblico di Tricase per la bella accoglienza ricevuta e si augura di ritornare l’anno prossimo con il suo nuovo lavoro. Esce dalla hall come se uscisse di scena, elegante nel suo incedere , con un sorriso cordiale e si chiude così il sipario sul nostro incontro. Teatro, che passione !
gennaio 2008, Pasquale Santoro
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